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CRISI: "A Pochi Passi dal Baratro"/50

Continua da questo post . Segnalando altolocati, altrui punti di vista...e consigli, da un ormai in percorso d'uscita, Oltremanica......

sabato 17 aprile 2010

IPOTESI DI COMPLOTTO parte CXLVII

Prosegue dalla parte CXLVI.
Geopolitica...La conferma di Miliband : "Azione necessaria, abuso intollerabile da un Paese amico". LONDRA CACCIA UN DIPLOMATICO ISRAELIANO Per l'utilizzo di passaporti britannici nell'assassinio a gennaio di un leader di Hamas in un hotel di Dubai...( corriere.it ).
Netanyahu incontra Obama, linea dura di Israele Premier minaccia rinvio dei colloqui di pace con i palestinesi - ( ANSA ) - 24 marzo, 11:12 - (di Luciano Clerico). WASHINGTON - Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha scelto la linea dura per l'incontro "privato" avuto in serata alla Casa Bianca con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Nel momento stesso in cui a Washington cominciavano i colloqui, durati poco meno di due ore, da Gerusalemme la municipalità annunciava il via libera definitivo alla costruzione di 20 nuovi alloggi a Gerusalemme est, là dove sorge uno storico albergo palestinese. Al termine dell'incontro né Nentanyahu né Obama hanno rilasciato dichiarazioni. Ma il colloquio si è svolto al termine di una giornata in cui, a Washington, Netanyahu aveva minacciato di ritardare anche di un anno i colloqui di pace se i palestinesi manterranno le loro "irragionevoli e illogiche" richieste di congelare gli insediamenti israeliani a Gerusalemme est. Una dichiarazione forte, rilasciata negli stessi minuti in cui, dalla Casa Bianca, veniva diffuso un comunicato in cui si definivano "franchi e produttivi" i colloqui avuti la sera prima dal vicepresidente Usa, Joe Biden, con lo stesso Netanyahu e il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak. L'annuncio dei venti nuovi alloggi non ha fatto altro che rafforzare la linea dura scelta da Netanyahu per questa sua visita a Washington. Una pozione, quella del premier israeliano, che era già stata anticipata in un intervento all'Aipac (la più importante lobby ebraica d'America). "Gerusalemme non è una colonia, ma la capitale" d'Israele - aveva detto -. E' dunque del tutto legittimo che vi possano essere insediamenti israeliani a Gerusalemme Est. Poche ore dopo, subito dopo aver incassato "l'amicizia" della Speaker della Camera, Nancy Pelosi, e del Congresso degli Stati Uniti, Netanyahu ha rilanciato: "Non dobbiamo rimanere intrappolati in richieste illogiche e irragionevoli". Se la richiesta di congelare totalmente gli insediamenti dovesse persistere, "i colloqui di pace potranno essere ritardati di un altro anno". Per quanto consapevole della posizione di Washington, che ha non solo criticato ma "condannato" gli insediamenti, Netanyahu ha ribadito proprio a Washington che Israele intende proseguire sulla via di Gerusalemme Est. Le uniche parole di distensione sono venute dal segretario del suo governo, Zvi Hauser, al quale nel pomeriggio era stato affidato il compito diplomatico di smorzare i toni. Le attuali divergenze tra Washington e Tel Aviv - aveva dichiarato Hauser da Gerusalemme - sono "dissensi tra amici", l'accoglienza in Usa riservata al premier è stata "calorosa". Sotto la facciata diplomatica, tuttavia, i rapporti tra Israele e Usa restano evidentemente tesi. Al termine dei colloqui, né Netanyahu né Obama hanno commentato in alcun modo. Ma che tra Stati Uniti e Usa vi sia tensione è un dato di fatto. Non a caso la tre giorni di Netanyahu nella capitale americana si è svolta in modo diplomaticamente anomalo. Netanyahu si è prima incontrato con il segretario di Stato, Hillary Clinton, ma in un albergo del centro e non al Dipartimento di Stato. Quindi con Biden, che lo ha invitato a cena. Infine con Obama, ma "privatamente" e a porte rigorosamente chiuse. Mai, in nessuno di questi incontri, una foto ufficiale. L' "amicizia" tra i due Paesi non è in discussione. Ma sono marcate le divergenze su come arrivare ai colloqui di pace. Gli Usa premono per "colloqui indiretti". Netanyahu a Washington ha detto che Israele sarebbe anche disposto a farli. Basta che si riconosca che Gerusalemme è la sua capitale.
GERUSALEMME, ISRAELE APPROVA 100 NUOVE CASE - L'autorizzazione data dal municipio a costruire venti nuove case ebraiche nel rione arabo di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme est, è parte di un piano che prevede la costruzione di 100 case. Lo ha rivelato oggi Elisha Peleg, consigliere comunale e membro della commissione per l'edilizia del municipio. L'annuncio dell'autorizzazione finale a costruire le 20 case - che Peleg ha definito "un passo tecnico" - è stato fatto, a quanto risulta, all'insaputa del premier Benyamin Netanyahu e ha coinciso con l'incontro con il presidente Barak Obama, ieri alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti si oppongono ai piani edilizi israeliani a Gerusalemme est e non riconoscono l'annessione israeliana dei quartieri arabi della città, occupati nel 1967. Di recente l'annuncio di un altro controverso piano di espansione di un rione ebraico a Gerusalemme est con 1600 nuove case aveva provocato una grave crisi nelle relazioni tra Israele e Stati Uniti e mandato su tutte le furie i palestinesi.
Hillary Clinton in Messico, lotta ai narcos 23 marzo, 21:47 - ( ANSA ) - CITTA' DEL MESSICO - Un'altra giornata di violenza senza fine ha accolto oggi l'arrivo nella capitale del segretario di Stato americano Hillary Clinton, a capo di una missione di cui far parte l'intero staff della sicurezza della Casa Bianca incaricata di trovare con le autorità messicane, presidente Felipe Calderon in testa, una soluzione alla valanga di morti della 'guerra' tra narcotrafficanti. Dopo le oltre cento vittime del fine settimana, davanti ad un commissariato di Chilpalango, stato di Guerrero, nel sud, sono stati trovati i cadaveri squartati di due poliziotti. A Marcos Castellanos, stato di Michoacan, due fratelli sono stati crivellati a colpi di pistola. E a Monterrey, gli studenti dell'università tecnologica, vestiti a lutto, hanno innalzato due altari davanti all'ateneo, per ricordare i due compagni uccisi ieri sera da killer che li hanno scambiati per narcos. "Ciudad Juarez è molto più pericolosa di Bagdad e Kabul", ha avvertito poi il generale Barry McCaffrey, l'ex zar antidroga Usa, intervistato dal quotidiano 'El Universal'. E Arturo Valenzuela, il sottosegretario per gli affari interamericani che accompagna la Clinton, ha rincarato: "Juarez non è l'unico problema grave. Lo stesso si verifica in tutto il nord del Paese, soprattutto nelle zone di frontiera". A tragica testimonianza di tutto ciò, vi sono i 18.000 morti dal 2006. Da quando Calderon ha dislocato almeno 100.000 uomini, tra soldati e poliziotti, per far fronte ai narcos. Una 'guerra' contro la quale gli Usa, nel 2008, con il Piano Merida hanno promesso al Messico 1,3 miliardi di dollari. Mandandone però solo 128 milioni. Con l'aggiunta che, in febbraio, Barack Obama, nel presentare il bilancio, ha ridotto gli 1,3 miliardi di dollari a 420 milioni. Tant'é che, mentre McCaffrey ha avvertito che "non bastano tre elicotteri", oggi, politici dei partiti al governo e di quelli all'opposizione, hanno accolto la Clinton ribadendo che gli Usa "devono assumersi la loro corresponsabilità, ed ammettere che la violenza in Messico aumenta nella misura in cui cresce il consumo della droga nel loro territorio e si incrementa il contrabbando di armi che attraversano la frontiera". Situazione a cui Washington aveva fino a poco tempo fa dedicato uno squardo poco attento. Fino al brusco risveglio di due settimane fa quando i killer dei narcos, nei pressi di Ciudad Juarez, hanno ucciso tre persone, tra le quali due statunitensi, legate al consolato Usa locale. Secondo gli analisti, è stata questa la molla che ha spintao H. Clinton e lo staff della sicurezza della Casa Bianca ha rafforzare in qualche modo il Piano Merida. Con almeno 25 programmi, in cui spiccano una miglior formazione delle forze di sicurezza ed un maggior controllo delle vie della droga e del riciclaggio dei narcodollari. Rafforzamento che resta per ora limitato alla contingenza del momento e per questo solleva molti dubbi e interrogativi. Una settimana fa, davanti al comitato delle forze armate della Camera dei deputati, il generale Victor Renuart, capo del comando nord dell'esercito Usa, è stato costretto ad ammettere: "La lotta ai cartelli della droga messicani potrebbe durare otto o dieci anni. In un anno non si fa niente". H. Clinton e Calderon sono avvisati.
A seguire la parte CXLVIII.

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