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domenica 5 settembre 2010

LA STORIA SI RIPETE, ANCHE SE NON ALLO STESSO MODO

LA STORIA SI RIPETE, ANCHE SE NON ALLO STESSO MODO

Fabio Falchi // 1 settembre 2010

Ascesa e declino delle grandi potenze è un celebre saggio dello storico Paul Kennedy (1), che suscitò un ampio dibattito sia negli Stati Uniti che in Europa. In quest’opera, Kennedy, prendendo in esame un periodo di tempo che va dal 1500 al mondo contemporaneo, cerca di provare che il rapporto tra le risorse economiche e le spese per la difesa è la causa fondamentale dell’ascesa o del declino di una grande potenza e si propone di offrire una chiave di interpretazione anche per eventi futuri. Nonostante che la prospettiva condivisa dall’autore sia, in un certo senso, economicistica – in quanto Kennedy trascura del tutto i fattori culturali e sociali, pur riconoscendone esplicitamente l’importanza anche per ciò che concerne la storia militare – uno dei meriti del libro di Kennedy è senz’altro quello di aver messo bene in luce non solo che esiste una correlazione tra potenza militare (e ovviamente politica) e potenza economica, bensì che tale correlazione può essere “negativa” quando le spese militari di uno Stato sono di gran lunga superiori rispetto alle sue risorse economiche. Dato che nell’ultima parte dell’opera viene analizzato il rapporto tra gli Usa e le altre potenze, in particolare le “potenze emergenti” (si rammenti che negli anni Ottanta erano già evidenti i segni della crisi strutturale dell’Unione Sovietica), molti pensarono che lo studioso britannico intendesse difendere la tesi secondo cui il declino degli Usa sarebbe stato inevitabile.
Tuttavia, tenendo conto della correlazione sopraccitata e del fatto che la potenza di uno Stato è sempre relativa, è evidente che Kennedy invece riteneva che il futuro difficilmente avrebbe visto una egemonia globale degli Usa, vuoi per la crescita economica (favorita anche, secondo Kennedy, da una spesa militare relativamente bassa) di altri Stati (Giappone e Cina, ad esempio) o di altre “entità” politiche (soprattutto la Comunità europea), vuoi per l’insufficiente “base economica” dell’America rispetto alla propria politica di potenza (2). Comunque sia, non v’è dubbio che gli Usa, dopo il repentino crollo dell’Unione Sovietica, abbiano tentato di imporre un modello unipolare (in particolare, cercando di dominare l’Eurasia) e che tale tentativo si possa considerare fallito, in parte proprio per i motivi già previsti da Kennedy nel suo studio.

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