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venerdì 16 marzo 2012

Schermi Flessibili: "Come Limite, la Fantasia"

INNOVAZIONE

Addio monitor, il
display si arrotola
presto schermi flessibili
al grafene


Secondo uno studio su Science entro breve arriveranno i primi supporti visivi a grafene, un materiale con cui produrre schermi arrotolabili in grado di ridefinire il concetto di visione. Infinite le applicazioni possibili, dalla tecnica all'intrattenimento, alla salute. I supporti potranno immagazzinare più energia delle attuali batterie



ROMA - Grafene, un materiale che per la tecnologia inizia a sembrare più prezioso del silicio. E che forse a breve farà ridefinire all'industria il concetto di display. La prestigiosa rivista Science ha pubblicato uno studio secondo cui si avvicinano a grandi passi gli schermi che si arrotolano come fogli di carta. Una possibilità data da una nuova tecnica che con la comune tecnologia laser per scrivere i Dvd, realizza fogli di grafene capaci di immagazzinare grandi quantità di energia. Il risultato si deve a un gruppo di ricerca coordinato da Maher El-Kady dell'Università della California a Los Angeles.

Lo schermo si piega. I fogli di grafene ottenuti dai ricercatori, sono flessibili, robusti e altamente conduttivi, tanto da essere utilizzati come dispositivi capaci di immagazzinare grandi quantità di energia. Le possibili applicazioni sono moltissime e sanno di futuro: dagli schermi arrotolabili alla carta da parati elettronica, fino all'elettronica indossabile che raccoglie e immagazzina energia grazie al movimento del corpo. E' facile immaginare una casa con le pareti interattive, così come una tuta in grado di mostrare dati e informazioni riguardanti il corpo che la indossa. Senza contare le possibili applicazioni nel campo della tecnologia personale, dai dispositivi mobili di nuova concezione e portabilità, fino a fogli digitali di informazione.

Alta capacità energetica. I nuovi dispositivi, chiamati capacitori elettrochimici, possono essere usati come elettrodi e tendono ad aver un ciclo di vita più lungo rispetto alle batterie. A differenza delle tecniche tradizionali che realizzano sottili elettrodi di grafene con tecniche di stampa, come quella a getto di inchiostro, il nuovo processo concentra un laser a bassa potenza su un deposito di ossido di grafene per assottigliarlo e convertirlo in uno strato di singoli atomi di carbonio. La larga area di superficie dei fogli di grafene aumenta la loro capacità di immagazzinare energia.

Link: repubblica.it

Beh! All'"abitino" interattivo, non sono (al momento almeno) interessato.

Come...d'altronde, a divenire una "mini centrale energetica".

Però, pensate che grandiosa applicazione avrebbe questa tecnologia, a parte l'ovvio, palese utilizzo come ampliamente citato nell'articolo, nel campo delle comunicazione ed intrattenimento mobile, ma non solo...come sostituta della carta da parati.

Intere pareti (o tutte, soffitto compreso), che cambiano, magari, a seconda dell'umore di chi le vive...

Grandioso.

Poter...volendo, scegliere in che ambientazione addormentarsi, ed in quale altra risvegliarsi.

Oppure, più semplicemente, intrattenersi con un videogioco 3D, il cui schermo è l'intera stanza.

Etc. etc.

Sto volando troppo con la fantasia?

Forse.


Un articolo, sempre tratto dalla stessa fonte, che ci parla più approfonditamente del grafene...


MATERIALI

Le sorprese del grafene
Foto 1
il "materiale delle
meraviglie"


Un composto da premio Nobel, con straordinarie proprietà fisiche e chimiche ancora tutte da scoprire. Dai metodi di produzione basati sui microbi fino ai nuovi dispositivi elettronici, ecco le nuove interessanti scoperte sul grafene

di MASSIMILIANO RAZZANO

IMMAGINATE un materiale capace di condurre l'elettricità meglio del rame, trasparente come il vetro e più resistente dell'acciaio. Immaginate poi di poterlo piegare come se fosse plastica, e realizzare così schermi touchscreen da arrotolare e portarvi in tasca. Pura fantascienza? Forse no, perché gli scienziati conoscono già da anni il grafene, un "materiale delle meraviglie" con proprietà ed applicazioni in parte ancora ignote.

Continua su: repubblica.it

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