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ONU PRONTO A CONTATTI CON EXTRATERRESTRI - Parte LVII

Prosegue dalla parte LVI . "Oh! Com'è dolce lo studiar, di potenzialmente abitabili pianeti...in particolari allineamenti"....

domenica 11 settembre 2011

CRISI: "A Pochi Passi dal Baratro"/4

Prosegue da questo post.


"Dilemmi...e presunti preparativi"...

L’EURO, IL DILEMMA TEDESCO E IL RISCHIO
DELLA “TEMPESTA IMPERFETTA"


DI MORENO PASQUINELLI
FONTE: Sollevazione

Le dimissioni di Juergen Stark —uno dei sei membri del Consiglio esecutivo della BCE, vice-presidente della Deutsche Bundesbank—, causate dalla netta opposizione a che la BCE prosegua con l’acquisto dei titoli dei PIIGS sui mercati secondari; hanno spinto le borse, già depresse, nel baratro.
Venduto in poche ore un controvalore di oltre 157 miliardi. L'euro sceso a 1,36 sul dollaro. Rischizzati in alto i differenziali tra i titoli dei PIIGS e Bund tedesco —aspettiamo domani per vedere se non sia salito anche il differenziale francese. L’ondata di vendite si è estesa anche a Wall Street, a conferma che oramai le sfere finanziarie delle due sponde dell’atlantico sono come gemelli siamesi.

Particolarmente grave la situazione per l’Italia. Il differenziale col Bund tedesco è tornato ai livelli dell'8 agosto, prima che scattasse l’intervento della BCE. Inequivocabile il segnale dei livelli raggiunti in giornata (ieri per chi legge) dai Credit Default Swap (le polizze per assicurarsi dal rischio di perdite) sull’Italia, i cui valori sono ai massimi storici: quota 448 punti. In questo contesto è chiaro perché si vende a tutto spiano: il rischio a comprare titoli e obbligazioni italiane è considerato troppo alto, malgrado i prezzi siano già da saldi di fine stagione. Per cui gli speculatori (come altro volete chiamarli?) preferiscono non comprare oggi ciò che danno per certo: che domani si potrà acquistare a prezzi ancor più stracciati.

Nessuno ha creduto alla versione ufficiale, che Stark si sia dimesso per ragioni personali. Che nella cupola della BCE ci fossero acque agitate lo si era capito ieri, dalle risposte inusualmente stizzite di Trichet alle domande dei giornalisti. Difficile credere che quello di Stark sia un gesto inconsulto. Anche se lo fosse egli è pur sempre un pezzo da novanta del mondo bancario tedesco. E’ invece plausibile che il suo gesto sia stato concordato con il governo della Merkel. Se è così il segnale è chiaro: la Germania non vuole che la BCE continui nella sua politica di salvataggio dei PIIGS, in particolare dell’Italia. E se è così vuol dire che Berlino, come minimo, da per scontata l’ufficializzazione della bancarotta della Grecia, e quindi del totale fallimento (come anche da questo blog previsto) dei piani di salvataggio messi in atto dal 2010.

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ECCO PERCHÉ TUTTI PENSANO CHE LA
GRECIA VADA IN DEFAULT QUESTO
WEEKEND


DI SIMONE FOXMAN
www.businessinsider.com



Oggi folle di persone stanno chiacchierando sulla possibilità di un default greco, con la Germania pronta a salvare le sue banche se dovesse succedere.

Ci sono due ragioni per cui le persone speculano sul default della Grecia in questa fine settimana.

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CRISI

Grecia, nuova stretta
economica
per oltre due miliardi e
mezzo di euro


Le nuove misure supplementari includono le tasse sulla proprietà, sui depositi con sede iN banche straniere e imposte addizionali su sigarette e alcol

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"Evidenti Verità, ben Celate ai più"...

ISLANDA: SCEGLIERE TRA ESSERE CUBA O
HAITI?


FONTE: Attilio Boron



Islanda: un pessimo esempio che la destra e i media si sforzano di nascondere agli occhi dell'opinione pubblica. Recupero della sovranità popolare, mancato pagamento dei debiti, banchieri in galera!
Questo è inaccettabile e pericoloso, se nel bel mezzo dell'inquietudine che vive l'Europa si produce un contagio. Quindi meglio continuare a parlare fino al disgusto di Gheddafi e delle lussuose ville in cui lui e la sua famiglia viveva prima della caduta del regime. E una volta che questa fonte di notizie sarà esaurita, cercheremo nuove distrazioni. Qualsiasi cosa, purché non si parli dell'Islanda.

Islanda: un modello silenzioso, senza
trasmissione televisiva


Islandia: un modelo silencioso, sin televisación...


DI DEENA STRYKER
Insurgente

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Drammatiche Conseguenze...

In Grecia aumentano i
suicidi per la crisi


Le chiamate al numero 1018 (Interventi per suicidio) sono piu' che raddoppiate rispetto al 2010

12 settembre, 10:52

ATENE - La grave crisi economica che la Grecia sta attraversando si riflette pesantemente anche sulla salute mentale della gente e la percentuale dei suicidi è in continuo aumento. A lanciare l'allarme, come riferisce l'agenzia ANA, è lo psichiatra Kyriakos Katsadoros, responsabile del centro 'Climax Plus', un servizio di aiuto telefonico collegato al ministero greco della sanità e della solidarietà sociale. Secondo lo specialista, le chiamate al numero 1018 (Interventi per suicidio) sono più che raddoppiate nell'anno in corso rispetto al 2010 e un interlocutore su quattro afferma di trovarsi in gravi difficoltà economiche.

Il servizio telefonico ha ricevuto circa 2.500 chiamate nel 2010 mentre nei primi otto mesi di quest'anno hanno già superato le 5.000. Per tradizione la Grecia ha sempre avuto una delle più basse percentuali di suicidi tra i Paesi europei e nel periodo 1999-2009 - secondo l'istituto nazionale di statistica ellenico Helstat - le persone che si sono tolte la vita sono state 4.042, delle quali 3.288 uomini e 754 donne. Negli ultimi anni, però, la tendenza al suicidio è aumentata e nel solo 2009 si sono registrati 391 casi di suicidio (333 uomini e 58 donne) con un considerevole incremento rispetto ai 328 casi (268 uomini e 60 donne) del 2007. Non esistono però statistiche circa i tentativi di suicidio falliti che si stima siano dalle 10 alle 20 volte di più di quelli riusciti.

Link articolo: ansa.it

Non è difficile pensare ai motivi, alcuni almeno, che portano questi individui a tale estremo atto.

Un giorno, forse, qualcuno dovrà rispondere anche per questo.


E del seguente articolo, consiglio un'attenta lettura...

GUERRA: LO STIMOLO FISCALE DI ULTIMA
ISTANZA


DI ELLEN BROWN
Webofdebt.wordpress.com

“War! Good God, ya’ll. What
is it good for? Absolutely
nothin’!”


Così faceva il successo di Bruce Springsteen degli anni ’80, prima registrata come canzone contro la guerra del Vietnam nel 1969. La canzone rispecchiava un sentimento popolare. La guerra nel Vietnam finì. E anche la Guerra Fredda finì. Ma la spesa militare rimane ancora la prima della lista per la spesa del governo. Quando vengono considerati anche i sussidi ai veterani e gli altri costi militari del passato, metà dei fondi del governo adesso vanno al complesso militare-industriale. I contestatori hanno cercato di fermare questo rullo compressore sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma la macchina della guerra è più potente e influente che mai.

Perché? I poteri dietro le quinte che tirano le fila hanno senza dubbio una loro agenda oscura, ma perché il nostro tanto sbandierato sistema democratico non è riuscito a fermarli?

Continua su: comedonchisciotte.org

...a mio parere, la merita.


CRISI: OBAMA, GRECIA CASO PIU URGENTE MA ATTENZIONE A SPAGNA E ITALIA


CRISI: BUFERA SU GRECIA, MERKEL E SARKOZY, RESTERA NELL'EURO (IL PUNTO)


Cina, sempre più, le sue mani sul mondo...

L'ombra del dragone sull'economia globale


In continua crescita gli investimenti cinesi all'estero

13 settembre, 19:14

di Beniamino Natale

PECHINO - Porti e strade, miniere e pozzi di petrolio, e negli ultimi anni, anche affermate imprese occidentali , come la Volvo svedese e, in Italia, la Cifa (macchinari per l' edilizia). Con riserve di valuta pregiata che hanno superato i tre trilioni di dollari (e che potrebbero raggiungere i sei entro il 2020) non è sorprendente che la Cina stia allargando a passo di carica la sua presenza economica e finanziaria nel mondo.

Continua su: ansa.it

...sempre più, lo stringono ad essa.


BANCAROTTA, CONTAGIO E RIVOLTE
SOCIALI. ECCO QUANTO COSTEREBBE IL
CRAC DI ATENE


DI ETTORE LIVINI
repubblica.it



Ubs e Citigroup spiegano tutti gli effetti di un default in Europa. Con l´addio all´euro la Grecia potrebbe rifiutarsi di pagare i suoi debiti con le banche, Fmi e Bce. Inevitabile l´effetto domino nei paesi più fragili della moneta unica, Italia compresa

ATENE - Titolo: "L´addio della Grecia all´euro".
Genere: tragedia (e che altro?). Trama: svalutazione da brividi, crac bancari e societari con rischio contagio per tutto il continente e conseguenze imprevedibili. Più recessione garantita, una feroce guerra commerciale e la possibilità, per quanto remota, di rivolte sociali e svolte autoritarie. Fanta finanza? Può darsi.
«Faremo di tutto per impedire un fallimento incontrollato di Atene», ha ribadito ieri Angela Merkel, che oggi nel primo pomeriggio incontrerà in teleconferenza il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro greco George Papandreou.

Continua su: comedonchisciotte.org

A prescindere dalla tesi dell'articolo, io non sono sicuro che per quanto riguarda l'Italia, ad oggi almeno, l'uscita dall'euro sia così mortale, com'è "evocata" dai più.

L'Italia, ha...ancora, ed è stata, ed è ancora, buona parte della sua grandezza economica, una miriade di realtà d'impresa, sia nell'artigianato che nella produzione di beni di largo consumo, sia nei vari settori industriali prevalentemente a conduzione familiare, che potendo muoversi molto più agevolmente grazie al possibile gioco della svalutazione di una moneta nazionale ("come prima"), potrebbe sbaragliare la concorrenza straniera nei vari prodotti di fascia medio-alta e top di gamma, sia sui mercati "adulti" che in quelli in via di sviluppo, creando nuove opportunità di lavoro e benessere ("come prima").

Il tutto, al netto...delle sicure accise, che gli ex partners europei, applicherebbero ai nostri prodotti in entrata.

Il punto è, chi in Italia, preso da un impeto nazionalistico, per constatazione di pura libera sopravvivenza, avrebbe l'osare di prendere una tale decisione, visti soprattutto gli interessi a cui la "nostra élite", chi più...chi meno è legata globalmente?

Sinceramente. Nessuno...

Se non, dal "basso", il...Popolo.



Continua...QUI.

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