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giovedì 8 luglio 2010

TUTTO IL MONDO È PETROLIO

TUTTO IL MONDO È PETROLIO

Ogni giorno viviamo a stretto contatto con i derivati del petrolio. Sarebbe possibile una vita senza oro nero?

12 GIUGNO 2010 | SCIENZA

Insieme al petrolio, al largo delle coste della Louisiana è tornata a galla una domanda che spesso ci poniamo senza darci una seria risposta: è davvero possibile vivere senza petrolio? In un lungo articolo, il divulgatore scientifico della Associated Press, Seth Borenstein, prova a fare il punto e a rispondere alla spinosa domanda.

Pronti per parcheggiare l’automobile e salire sul sellino della bici o mettervi a camminare? Bene, la vostra bici e le vostre scarpe hanno delle parti fatte col petrolio. E di certo, potrete risparmiare energia spegnendo l ’aria condizionata, ma le ventole che disattiverete sono state realizzate con petrolio e gas naturali. E l ’isolante per mantenere la vostra casa fresca un tempo era petrolio. Senza tutto questo, iniziereste a sudare e si noterebbe subito perché i deodoranti sono realizzati con numerosi componenti compresi gas e petrolio.

Nelle forme più disparate, i derivati del petrolio si trovano ovunque e ci circondano ogni giorno.
Dall ’arredamento al computer che adesso avete davanti, passando per il dentifricio, il rossetto per le labbra e le scatole di alcuni medicinali. Il petrolio fa parte della nostra vita ormai da decenni, ci accompagna da quando ci svegliamo e pigiamo il tasto per disattivare la sveglia a quando ci corichiamo e schiacciamo l ’interruttore di plastica per spegnere la luce. Il petrolio è talmente pervasivo da trovarsi anche nelle nostre vene.

Quando i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi hanno testato i livelli degli elementi chimici e dei metalli, presenti negli esseri umani, hanno registrato la presenza di ben 212 differenti composti. Più di 180 erano prodotti riconducibili al petrolio e al gas. «È sostanzialmente la materia prima della nostra società» spiega Michael Wilson, un ricercatore della University of California (Berkeley): «Questa è l ’era dei derivati del petrolio».

Le bottiglie dello shampoo per capelli sono la migliore dimostrazione della onnipresenza dell ’oro nero. Il contenitore e il tappo sono di plastica, così come il sigillo di garanzia e l ’etichetta.
L’inchiostro utilizzato per stampare le informazioni sul flacone è un derivato del petrolio, così come lo è la colla che tiene l ’etichetta attaccata alla confezione.

Il petrolio è diventato così importante e utilizzato grazie alla presenza degli atomi di carbonio, che possono essere combinati in numerose strutture chimiche differenti per produrre molti materiali, come spiega John Warner (University of Massachusetts): «Prendi una molecola splendidamente complessa, seppelliscila sottoterra per 100 milioni di anni, toglile tutte le funzionalità e ne farai un idrocarburo. Poi prendi tutti i reagenti tossici peggiori e rimetti in sesto i gruppi funzionali [la struttura della molecola, ndr] e avrai delle molecole molto complesse.»

Il timore è che alcune di queste sostanze, che non esistono in natura, a lungo andare possano accumularsi in minime dosi nell ’organismo umano causando seri problemi perché il nostro corpo non è in grado di smaltirle. La questione è controversa ed è tema di dibattito da diversi anni perché le effettive (eventuali) conseguenze di queste sostanze sull ’organismo non sono ancora note con precisione.

Ma la plastica fa anche qualcosa di buono per l ’ambiente. I materiali plastici sono più leggeri dei metalli, e hanno dunque contribuito a creare automobili che risparmiano benzina. Uno studio europeo del 2005 dimostra che la conversione verso i materiali plastici ha consentito all ’Europa di risparmiare il 26% di carburante.
Chimici ed esperti nelle scienze dei materiali sono comunque alla ricerca di nuove soluzioni che richiedano quantità minime di petrolio e siano maggiormente ecosostenibili. Il petrolio, del resto, non durerà all ’infinito.

Link articolo : ilpost.it.


Insomma, qui la questione è che non si parla solo di energia, ma soprattutto di materiali.

E la tal cosa, è molto più complessa da sostituire.

Se non quasi impossibile, almeno al "momento".

Avevo letto qualcosa tempo fà, in merito ad un prodotto derivato dai fusti del mais, se ben ricordo, che provava ad imitare i materiali plastici, ed anche con buoni risultati, però non aveva, ne la resistenza delle moderne plastiche derivate dagli idrocarburi, ne la duttilità.

Ma soprattutto, aveva dei costi di produzione, proibitivi a qualità nettamente inferiore, anzi, nemmeno paragonabile.

L'unica strada percorribile per il suo inserimento nel mercato, sarebbe stato l'affiancamento alle plastiche derivate dagli idrocarburi, in settori di "nicchia", ove non si richieda particolari prestazioni, vedere per esempio le buste ( shopper ) della spesa.

Anche se, felicissimo di amare la natura, ok va bene...

Però, "se sbagli il calcolo dei grammi" e ti si sfonda in mezzo alla strada...

"Un pò" incazzare, effettivamente te lo fà.

1 commento:

Anto ha detto...

Il progresso potrebbe consistere in filtri che riescano a scindere l'aria nei vari materiali, per riuscire a rendere il riciclaggio della plastica consumata, più efficiente.
E in che modo la lavorazione del mais è più intensiva? Non abbiamo proprio alternative? Meglio rimanere aperti, non hai verificato varie ipotesi alternative, magari alcune bufale, magari alcune valide, su una produzione ecologica della plastica?.